giovedì, agosto 26, 2004

Comunicato stampa – 25 agosto 2004

Giochi Olimpici di Atene

Una nuova medaglia per la Cina: quella della violazione dei diritti umani

A qualche giorno dalla cerimonia di chiusura dei Giochi olimpici di Atene nel corso della quale verrà consegnata al sindaco di Pechino la bandiera olimpica, Reporter senza frontiere conferisce alla Cina popolare una medaglia d’oro supplementare, quella della violazione dei diritti umani.
Nel periodo dei Giochi olimpici, la repressione contro gli oppositori, in particolare contro i giornalisti e i cyberdissidenti, non si è affatto interrotta. La Cina popolare è la più grande prigione del mondo per i professionisti dell’informazione: in questo momento, 27 giornalisti e oltre 60 internauti sono detenuti nelle carceri del paese. Da oltre cinque mesi, il celebre giornalista Cheng Yizhong è prigioniero, senza nemmeno essere stato processato, per aver rivelato un caso sospetto di SARS e la morte sotto tortura di uno studente in un commissariato della città di Canton. Altri due suoi colleghi sono stati condannati a sei e otto anni di carcere per lo stesso reato.
Agli occhi delle autorità cinesi i giornalisti della stampa estera sono considerati individui sospetti e alcune volte, sono stati oggetto di violenze e minacce. Il 7 agosto 2004, dei poliziotti hanno picchiato un fotografo dell’agenzia Associated Press e malmenato il suo collega dell’AFP (Agence France-Presse). I due reporter stavano garantendo la copertura giornalistica dei disordini xenofobi avvenuti dopo la finale della Coppa d’Asia del football a Pechino.Il governo cinese si è inoltre dotato di un nuovo sistema di sorveglianza in tempo reale degli SMS (messaggi scritti inviati da telefono cellulare). Questa nuova tecnologia permetterebbe alle autorità di filtrare i messaggi in relazione ad alcune parole-chiave e di localizzare i mittenti di testi "reazionari". Il ministero della pubblica Sicurezza sorveglia peraltro già ampiamente Internet e disturba l’emissione di alcune radio straniere. Tra quattro anni si apriranno i Giochi olimpici estivi di Pechino. La Cina è ben lontana dal rispetto degli impegni presi, come quello della libera circolazione delle informazioni sottoscritto con il Comitato olimpico internazionale (CIO). Il CIO dovrà fare tutto quanto in è in suo potere per indurre Pechino a rispettare le libertà fondamentali, altrimenti lo spirito olimpico rischierebbe di essere fortemente bistrattato, come in passato a Mosca, quando molti paesi avevano boicottato i Giochi del 1980 e centinaia di dissidenti erano stati arrestati dalla polizia politica.
Dopo aver condotto una campagna contro la candidatura di Pechino, Reporter senza frontiere ha lanciato http://www.boycottpekin2008.org per mobilitare l’opinione pubblica contro la dittatura del Partito comunista cinese.

Per altre informazioni, consultare il sito http://www.rsf.org

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Flora Cappelluti (responsabile dell’ufficio di corrispondenza) - Sala stampa nazionale
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Comunicato stampa – 24 agosto 2004

IRAQ - Reporter senza frontiere chiede l’immediata liberazione del giornalista Enzo Baldoni

Reporter senza frontiere chiede l’immediata liberazione del giornalista italiano Enzo Baldoni, 56 anni, collaboratore del settimanale indipendente Diario. Il giornalista è stato rapito da un gruppo armato che dice di chiamarsi "Esercito islamico in Iraq ", secondo un video diffuso dell’emittente satellitare Al-Jazira il 24 agosto.
"Chiediamo ai rapitori di Enzo Baldoni di liberarlo immediatamente. Come tutti i giornalisti, deve essere trattato come un civile e non può essere certo essere considerato parte del conflitto. E’ inammissibile equiparare un giornalista alla politica del governo del suo paese e utilizzare la sua vita come un mezzo di pressione politica", ha dichiarato l’organizzazione internazionale per la difesa della libertà di stampa.
Al-Jazira ha diffuso un video attribuito ai rapitori di Enzo Baldoni che si dichiarano membri dell’"Esercito islamico in Iraq", durante il quale si intravede il giornalista per un breve momento. Si scorge anche il suo passaporto e la sua tessera professionale. Nel video viene diffuso un ultimatum che esige il ritiro dall’Iraq delle truppe italiane entro 48 ore. In Italia il video è stato diffuso da Canale 5.
Enzo Baldoni, in reportage per il settimanale Diario, non aveva più dato sue notizie dal 19 agosto. Il giornalista aveva lasciato Bagdad per Najaf con un convoglio della Croce rossa italiana e un’equipe televisiva di Rai Uno. Arrivato a Najaf il 19 agosto, Enzo Baldoni ha ripreso la strada verso Bagdad insieme allo stesso convoglio. Dopo una fermata a Koufa, il giornalista, sprovvisto di telefono cellulare, ha deciso di lasciare la Croce Rossa e l’equipe di Rai Uno per continuare da solo.
Enzo Baldoni era già stato a Najaf, il 15 agosto, con una missione della Mezzaluna rossa che trasportava acqua e medicinali. Secondo un collega di Rai Uno, Pino Scaccia, il giornalista aveva iniziato questo secondo viaggio con l’obiettivo di intervistare il leader sciita Moqtada Al Sadr.
Gianni Barbacetto, della redazione del settimanale Diario, citato dall'AFP (Agence France presse) aveva annunciato che l’autista e traduttore del giornalista, Ghareeb, sarebbe stato ritrovato cadavere, ma questa informazione non è stata confermata.
Enzo Baldoni, sposato e padre di due figli, ha già realizzato diversi reportage in zone pericolose come la Colombia, il Chiapas, la Birmania o il Timor orientale.

martedì, agosto 24, 2004

Comunicato stampa – 23 agosto 2004

IRAQ

Reporter senza frontiere saluta con sollievo la liberazione di Micah Garen, ma continua a essere preoccupata per la sorte dei tre giornalisti dispersi.

Il giornalista americano Micah Garen e il suo traduttore, Amir Doshe, rapiti il 14 agosto 2004 da un gruppo di combattenti iracheni a Nassirya (sud dell'Iraq), sono stati liberati il 22 agosto. Per contro, non ci sono notizie dei tre giornalisti dispersi, Christian Chesnot, di Radio France Internationale (RFI), Georges Malbrunot, del quotidiano francese Le Figaro, e Enzo Baldoni, del settimanale italiano Diario.
"Apprendiamo con profondo sollievo la liberazione di Micah Garen e ringraziamo tutte le persone che sono intervenute a suo favore, come Moqtada Al Sadr, ha dichiarato Reporter senza frontiere. "Ma continuiamo a essere molto preoccupati per l’assenza di notizie sulla sorte di due giornalisti francesi e di un giornalista italiano. Queste sparizioni rinnovano i timori di rapimenti che in queste ultime settimane non hanno risparmiato i giornalisti che lavorano in Iraq e che evidenziano la mancanza di rispetto della neutralità dei reporter da parte dei diversi attori del conflitto", ha continuato l’organizzazione internazionale per la difesa della libertà di stampa.
Liberato Micah Garen
Micah Garen e Amir Doshe sono stati liberati il 22 agosto, conformemente all’annuncio dato il 21 agosto da un collaboratore vicino a Moqtada Al Sadr, cheikh Raëd al-Kazemi, che aveva affermato all'Agence France-Presse (AFP) di essere sempre in contatto con i rapitori di Micah Garen. " Posso affermare che sarà rilasciato nei prossimi due giorni ", aveva dichiarato allora.
Liberati davanti agli uffici di Moqtada Al Sadr a Nassiriya (sud dell’Iraq), i due uomini sono stati immediatamente condotti presso la sede del governatorato. Il 14 agosto scorso, erano stati rapiti da alcuni sconosciuti mentre si trovavano in un mercato della città.
In un video diffuso il 18 agosto dall’emittente satellitare qatariota Al-Jazira, i loro rapitori avevano preteso che le forze americane si ritirassero da Najaf (centro dell’Iraq), minacciando altrimenti di uccidere gli ostaggi se non fossero state soddisfatte le loro richieste nel giro di 48 ore.
Un collaboratore del leader sciita Moqtada Al Sadr aveva dichiarato, il 20 agosto, di aver parlato con i rapitori di Micah Garen, che gli avevano promesso di liberare il giornalista il giorno stesso, al termine delle preghiere del venerdì. In un video diffuso da Al-Jazira il reporter aveva affermato di " essere prigioniero e trattato bene ".
Al momento del suo rapimento, Micah Garen stava realizzando un film-documentario sulla storia culturale e la preservazione dei siti archeologici nelle zone di conflitto. Il reporter lavorava per l’agenzia da lui fondata, Four corners media, con sede a New York, specializzata in video-reportage, servizi fotografici e articoli per conto dei grandi media americani.

Tre giornalisti dati per dispersi

RFI (Radio France Internationale) e il quotidiano francese Le Figaro si sono dichiarati molto preoccupati per la sorte dei loro rispettivi corrispondenti, Christian Chesnot e Georges Malbrunot, con i quali si sono interrotti i contatti dal 19 agosto. Jean-Louis Validire, vice-caporedattore del servizio-esteri del Figaro, ha dichiarato a Reporter senza frontiere di essere " relativamente preoccupato ", poiché Georges Malbrunot, in Iraq per un reportage dal 9 agosto scorso, non era più raggiungibile da venerdì. Secondo lui, è possibile che i giornalisti abbiano tentato di raggiungere Najaf e che non siano nelle condizioni di poter contattare le rispettive redazioni.
Il reporter italiano Enzo Baldoni, in reportage per il settimanale Diario, non ha più dato notizie dal 19 agosto scorso, dopo aver lasciato Bagdad per raggiungere Najaf con un convoglio della Croce Rossa italiana e un’equipe di Rai Uno. Ma mentre quest’ultimi avevano deciso di tornare indietro a causa della situazione troppo rischiosa, secondo quanto dichiarato dal suo collega di Rai Uno, Pino Scaccia, Enzo Baldoni, sprovvisto di telefono satellitare, avrebbe deciso di continuare da solo il viaggio fino a Najaf per intervistare Moqtada Al Sadr.
Secondo Gianni Barbacetto, della redazione del Diario, intervistato dall'AFP, sarebbe stato trovato il cadavere di Ghareeb, l’autista e traduttore del giornalista disperso, ma questa informazione non ha per il momento trovato conferma. "Se fosse vero, avremmo seri motivi per preoccuparci", ha dichiarato all'AFP Gianni Barbacetto. Per altre informazioni, consultare il sito www.rsf.org

lunedì, agosto 23, 2004

Comunicato stampa – 20 agosto 2004

IRAQ Aggiornamento - Falluja

Il fotografo iracheno free-lance Hossam Ali è stato ucciso a Falluja, il 15 agosto in circostanze ancora non chiarite. Il suo corpo è stato trovato nella moschea dove era stato lasciato anche il cadavere di Mahmoud Hamid Abbas. Al momento, non è ancora stato appurato se anche Hossam Alì sia stato ucciso nello stesso luogo e contemporaneamente al reporter della rete tedesca ZDF. Hossam Ali è stato identificato grazie al badge "stampa" che indossava.
Per altro, anche un terzo giornalista iracheno, il cameraman Issam Al-Shamani, sarebbe scomparso nei pressi di Falluja, il 15 agosto.
Sulla home page del sito www.rsf.org è stata creata la lista aggiornata dei giornalisti e collaboratori dei media uccisi in Iraq dall’inizio della guerra.
Questa nuova pagina, costruita per rispondere alle domande dei media che seguono il conflitto in Iraq, sarà regolarmente aggiornata. Sin da ora, cliccando sul nome di ogni giornalista ucciso, saranno disponibili informazioni più dettagliate.

GIORNALISTI UCCISI IN IRAQ DALL’INIZIO DELLA GUERRA

15.08.2004 - Mahmoud Hamid Abbas, ZDF 15.08.2004 - Hossam Ali, indipendente 03.06.2004 - Sahar Saad Eddine Mouami, Al-Mizan, Al-Khaïma, Al-Hayat Al-Gadida 27.05.2004 - Shinsuke Hashida, indipendente 27.05.2004 - Kotaro Ogawa, indipendente 07.05.2004 - Mounir Bouamrane, TVP 07.05.2004 - Waldemar Milewicz, TVP 19.04.2004 - Assad Kadhim, Al-Iraqiya TV 26.03.2004 - Bourhan Mohammad al-Louhaybi, ABC News 18.03.2004 - Nadia Nasrat, Diyala Television 18.03.2004 - Ali Al-Khatib, Al-Arabiya 18.03.2004 - Ali Abdel Aziz, Al-Arabiya 28.10.2003 - Ahmed Shawkat, Bila Ittijah 17.08.2003 - Mazen Dana, Reuters 02.07.2003 - Ahmad Karim, Kurdistan Satellite TV 08.04.2003 - José Couso, Tele 5 08.04.2003 - Taras Protsyuk, Reuters 08.04.2003 - Tarek Ayoub, Al-Jazira 07.04.2003 - Christian Liebig, Focus 07.04.2003 - Julio Anguita Parrado, El Mundo 04.04.2003 - Michael Kelly, Washington Post 02.04.2003 - Kaveh Golestan, BBC 23.03.2003 - Terry Lloyd, ITV News 22.03.2003 - Paul Moran, Australian Broadcasting Corporation

14 Collaboratori uccisi 19.05.2004 -

Mahmoud Ismail Daoud, guardia del corpo, Al-Sabah al-Jadid 29.05.2004 - Samia Abdeljabar, autista, Al Sabah Al-Jadid 27.05.2004 – Nome sconosciuto, traduttore25.05.2004 – Nome sconosciuto, traduttore 21.05.2004 - Rachid Hamid Wali, assistente cameraman, Al-Jazira 19.04.2004 - Hussein Saleh, autista, Al-Iraquiya TV 26.03.2004 - Omar Hashim Kamal, traduttore, Time 18.03.2004 - Majid Rachid, tecnico, Diyala Television 18.03.2004 - Mohamad Ahmad, agente di sucurezza, Diyala Television 27.01.2004 - Duraid Isa Mohammed, produttore e interprete, CNN 27.01.2004 - Yasser Khatab, autista, CNN 07.07.2003 - Jeremy Little, ingegnere, NBC 06.04.2003 - Kamaran Abdurazaq Muhamed, traduttore, BBC 22.03.2003 - Hussein Othman, interprete, ITV News

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venerdì, agosto 20, 2004

Comunicato stampa – 19 agosto 2004
LIBERTA’ DI STAMPA/PRESS FREEDOM/ LIBERTÉ DE LA PRESSE IRAQ

Reporter senza frontiere chiede a Moqtada Al Sadr di intercedere per la liberazione del giornalista Micah GarenReporter senza frontiere rivolge un appello a Moqtada Al Sadr in cui chiede al leader sciita di intervenire per ottenere la liberazione del giornalista Micah Garen e mettere quindi fine all’odioso ultimatum dei suoi rapitori che minacciano di uccidere il reporter americano. "Sconvolti per le minacce di morte al giornalista, chiediamo a Moqtada Al Sadr di fare tutto quanto è in suo potere per ottenere la liberazione dell’ostaggio americano e del suo traduttore, Amir Doshe, così come aveva fatto il 13 agosto scorso con un intervento che aveva permesso di salvare la vita del giornalista britannico James Brandon", ha dichiarato l’organizzazione internazionale per la difesa della libertà di stampa.

giovedì, agosto 19, 2004

Comunicato stampa – 19 agosto 2004

LIBERTA’ DI STAMPA STATI-UNITI

Reporter senza frontiere si preoccupa per la moltiplicazione di attacchi contro il segreto delle fonti giornalistiche e protesta contro la decisione di applicare un’ammenda per "oltraggio a magistrato", pronunciata il 18 agosto da un giudice federale, come sanzione contro cinque giornalisti che hanno rifiutato di rivelare le loro fonti.
L’applicazione della decisione è stata sospesa in seguito al ricorso in appello presentato dai giornalisti.

mercoledì, agosto 18, 2004

Comunicato stampa – 17 agosto 2004 – DIFFUSIONE IMMEDIATA

LIBERTA’ DI STAMPA/PRESS FREEDOM/ LIBERTÉ DE LA PRESSE ITALIA
Doppia perquisizione su ordine della Procura di Genova: nuova violazione del segreto delle fonti giornalistiche
La redazione del settimanale Gente a Milano e l’abitazione romana del giornalista Gennaro De Stefano sono state perquisite, verso le 9 della mattina del 16 agosto, dalla polizia giudiziaria su ordine della Procura di Genova.
Reporter senza frontiere denuncia questi metodi che rappresentano un attentato alla protezione del segreto delle fonti giornalistiche. "Queste azioni sono contrarie alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani. Questa istituzione considera infatti le perquisizioni al domicilio e nelle redazioni giornalistiche contrarie all’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti umani, a meno che non corrispondano a una "imperativa emergenza sociale". Ma poiché le perquisizioni erano finalizzate alla ricerca di dati legati a fatti che risalgono ormai a più di tre anni fa, questa doppia perquisizione non risponde certo a questi criteri, ma rappresenta invece una grave violazione del giornalismo investigativo", ha dichiarato l’organizzazione internazionale per la difesa della libertà di stampa.
La polizia giudiziaria cercava dei documenti relativi all’inchiesta della Procura di Genova sulle violenze commesse in occasione del G8 che si era tenuto nel capoluogo ligure nel luglio del 2001. Il settimanale Gente, che stava lavorando su questo tema, avrebbe presto pubblicato una sua inchiesta su questo argomento, ma i documenti di cui disponeva sono stati messi preventivamente sotto sequestro.
Nel corso della perquisizione, il direttore del settimanale, Umberto Brindani, e il giornalista Gennaro De Stefano, sono stati informati che i loro nomi sono stati iscritti nel registro degli indagati per il reato di "ricettazione e occultamento di documenti".
" Non aspettare di essere privato della libertà di informazione per difenderla ! "

Per altre informazioni consultare il sito www.rsf.org

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Eccoci tornati con maggiore vigore di prima. Una pausa non voluta che mi ha aiutato a trovare nuovi interessi. Ci sentiamo nuovamente. Restate in ascolto.
Ciao

giovedì, luglio 03, 2003

Il Cielo

Passo la vita di fronte ad un cielo che cambia continuamente volto.
Perso nel continuo confondersi e rimescolarsi di nuvole e colori.
Quanti notti perse ad ammirarti.

giovedì, gennaio 30, 2003

Certe notti...

Certi notti penso che la nostra esistenza non possa terminare con un arresto biologico. Certi notti penso che Dio è veramente nostro padre e ci ascolta. Certi notti penso che la carità per il fratello è l'unico motivo per cui valga la pena spendere la vita.

Certi notti quando mi sono convinto che tutto questo è vero, dormo serenamente.

lunedì, gennaio 27, 2003

La grandezza di un piccolo

Signore non ricordarti soltanto degli uomini
di buona volontà, ma anche di quelli cattivi.
Ma non per guardare a tutte le sofferenze
che ci hanno fatto patire: ricordati piuttosto
delle cose buone che quelle sofferenze
hanno fatto nascere in noi: la lealtà, l'umiltà,
il coraggio, la generosità, la grandezza d'animo
che ci è cresciuta dentro per tutto quanto
abbiamo sofferto, e quando quegli uomini verranno
al giudizio finale lascia che i buoni frutti
che da noi sono nati siano il loro perdono.

Trovata scritta vicino al corpo di un bambino nel campo di concentramento di Ravensbruk.
Per non dimenticare

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

Se questo è un uomo, Primo Levi

venerdì, gennaio 10, 2003

Un saggio fotografico sulle donne nepalesi


Changemaker.net, associazione indiana con forti ramificazioni in occidente, ha puntato sulla fotografia per far conoscere al mondo il lavoro del Women's Awareness
Centre Nepal (WACN)
, un centro per l'emancipazione delle donne in Nepal. Il centro si occupa da molti anni della condizione della donna nella societa' nepalese ancora fortemente maschilista per tentare, grazie a progetti di istruzione e di credito cooperativo femminile, di avvicinarsi ad una parita' nei diritti e nei ruoli fra uomini e donne.

Questo impegno e' testimoniato da un interessante saggio fotografico che dipinge la vita quotidiana delle donne, mentre lavorano o conducono la loro vita famigliare.
Un viaggio fotografico che, partendo dalla vita di ogni giorno, arriva a raccontare le storie delle donne del Centro: storie di riscatto e di coraggio, storie che mostrano come anche in una societa' di questo tipo sia possibile cambiare. Le tredici diapositive sono accompagnate da didascalie esplicative in cui, oltre alla contestualizzazione dello
scatto, viene presentato il grande lavoro che la WACN ha condotto fino ad ora e che continua a condurre.

Per visitare la mostra online
Sito della Mostra

giovedì, gennaio 02, 2003

Natale
di Salvatore Quasimodo

Natale. Guardo il presepe scolpito,
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.
Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.
Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure di legno: ecco i vecchi
del villaggio e la stella che risplende,
e l'asinello di colore azzurro.
Pace nel cuore di Cristo in eterno;
ma non v'è pace nel cuore dell'uomo.
Anche con Cristo e sono venti secoli
il fratello si scaglia sul fratello.
Ma c'è chi ascolta il pianto del bambino
che morirà poi in croce fra due ladri?

Un augurio di pace a tutti.

martedì, dicembre 10, 2002

NO WAR TV

Martedi' 10 dicembre 2002, in concomitanza con le fiaccole su tutto il territorio nazionale, si accende per 10 ore "No War Television", per documentare tutte le iniziative legate alla campagna "Fuori l'Italia dalla Guerra" e garantire una maggiore visibilita agli avvenimenti della giornata.
No War Television trasmettera' su satellite e, dalle 22 in poi, anche in chiaro su alcune tv locali, come le emittenti che trasmettono con il marchio Europa7.
I programmi inizieranno alle ore 15, con un palinsesto diviso in tre fasce orarie:
- 15-18 filmati, documentari e testimonianze dai teatri di guerra;
- 18-21 collegamenti con le fiaccolate da varie piazze d'Italia, commenti e racconti in studio con ospiti;
- dalle 21 all'1 di notte lo studio di Roma si trasformera' in una piazza virtuale dove confluiranno persone note e non, che porteranno il loro messaggio di pace.

Nell'arco della giornata saranno, in studio o in collegamento, Alex Zanotelli, Gino Strada, Fabio Alberti, Teresa De Sio, Anna Meacci, Paolo Pietrangeli, Andrea Purgatori, Vauro, Jovanotti, Enrico Ghezzi, Marco Paolini, Gabriella Stramaccioni, Raniero La Valle e altri che confermeranno la loro partecipazione nelle prossime ore. Al momento non è stato comunicato un palinsesto piu' preciso. Per accedere agli aggiornamenti sara' sufficiente cliccare sul logo "NO WAR TV" in home page sul sito http://www.nowartv.it.

No War Television sara visibile su satellite: sul canale 150 del Goldbox (decoder Tele+ e Stream), sintonizzandosi manualmente sulla frequenza 12.520, polarizzazione verticale su Hotbird 13 gradi est. I canali per la visione in chiaro verranno comunicati sui siti internet http://www.nowartv.it e http://www.emergency.it.

lunedì, dicembre 09, 2002

Matrimoni obbligati. Una realtà ancora molto diffusa

Purchè vietati dalle leggi nazionali e internazionali, i matrimoni imposti continuano ad essere una pratica corrente in almeno 45 paesi del mondo e nelle comunità di immigrati. In Gran Bretagna, ad esempio, il ministero degli Esteri e del Commonwealth deve occuparsi ogni anno di un centinaio di casi. In India il fenomeno interessa soprattutto i bambini.
Nel 1999 una ricerca condotta dalla Society for International Development nel villaggio di Dorali, in Rajasthan, ha rivelato che l'80 per cento delle donne intervistate aveva meno di 15 anni al momento delle nozze. Il loro status di paraya dhan (proprietà altrui) le costringe infatti ad abbandonare la famiglia, spesso versando
una cospicua dote. Anche se questo sistema è stato vietato per legge nel 1961, solitamente la famiglia dello sposo continua a ricevere denaro: tra il 1997 e il 1999 la polizia del Rajasthan ha denunciato un aumento del 24,5 per cento dei casi di omicidio legati alla dote, con la morte della sposa in seguito alle liti sull'importo da pagare.
Questo fenomeno interessa anche i bambini, i quali vengono obbligati a sposarsi in tenera età per fare un buon matrimonio.

lunedì, novembre 18, 2002

Un silenzio di protesta

Mi sto chiedendo in questi tempi di overload informativo se il silenzio abbia ancora un senso.
Un silenzio che rompa il rumore dell'informazione e testimoni il valore delle parole. Dopotutto è dal silenzio che nasce la parola. Tuttavia, tutto quello che non è detto è perduto (parafrasando un mistico) ed allora si pone il problema della scelta del dire. Un problema filosofico esistenziale che mi pare possa costituire il nuovo modus operandi di quanti per professione o diletto parlano, scrivono o tacciono.
Io sto dalla parte del silenzio parlante.

martedì, novembre 05, 2002

Un patto per le donne

Ci sono numeri in Italia che parlano a favore delle donne: il 54% dei
laureati è donna, le donne leggono di più, conoscono le lingue
straniere e hanno un alto rendimento nelle professioni intellettuali.
Primeggiano nello sport e si distinguono positivamente anche nelle
attività che sono state fino a pochi anni fa loro precluse, come
la magistratura o la diplomazia o le forze armate.

Ma se guardiamo agli spazi di partecipazione nella gestione politica,
amministrativa ed economica del nostro paese, la realtà si
ribalta: solo il 9% dei parlamentari sono donne;occupazione femminile
è al 37%, gli stipendi delle donne sono mediamente più bassi del 36%,
le donne dirigenti nel settore pubblico e in quello privato sfiorano
il 16,6%. Questi numeri non sono a favore delle donne, e fanno
dell'Italia una democrazia imperfetta, un paese nel quale oltre
la metà dei suoi cittadini non trova spazio adeguato di
rappresentanza nei luoghi dove si prendono le decisioni.

Su questo punto l'Italia sembra sorda a tutti i richiami: da
quelli delle Nazioni Unite alle risoluzioni dell'Unione Europea.
Così, mentre la situazione evolve anche in paesi assai più arretrati
del nostro, da noi regredisce: tutte le nomine pubbliche - e
purtroppo spesso anche quelle private - risentono di una
visione "maschiocentrica"e dunque spesso non meritocratica.

Il Presidente del Consiglio durante la campagna elettorale ha deciso
di stipulare un Contratto con gli italiani. Durante il suo governo ha
firmato con alcune parti sociali un Patto per l'Italia.

Noi lo invitiamo a firmare un Patto per le donne, impegnandosi in
prima persona affinché, a parità di competenze, meriti e
affidabilità, garantisca anche alle donne, per quanto è in suo
potere, l'accesso al ponte di comando in modo equilibrato,
rimovendo ostacoli e pregiudizi alla loro partecipazione.

Contemporaneamente invitiamo l'opposizione, che vuole diventare
in futuro alternativa di governo, a prendere impegni precisi, ora per
allora, e dare prova di crederci, perché le donne italiane siano
al più presto realmente rappresentate.

A tutte le donne rivolgiamo un appello pressante: firmate con noi
questo manifesto. Per crescere tutte. Per crescere insieme.

Per aderire:
inviare un fax al numero: 06.36002804
o per posta elettronica: c.golfo@tin.it
o sul sito: Fondazione Bellisario

giovedì, ottobre 31, 2002

UNICEF urges demobilization and reintegration of child soldiers
Up to one quarter of the world's child soldiers in East Asia and the Pacific

Bangkok, 30 October - Noting that up to one quarter of the world's estimated 300,000 child soldiers are currently serving in the East Asia and Pacific region, the head of the UN Children's Fund (UNICEF) Wednesday called for new and concerted efforts to demobilize them and assist their reintegration into society.

In launching the results of a new study on child soldiers, UNICEF Executive Director Carol Bellamy said that the use of children as soldiers by government and non-state armies should be recognized "as an illegal and morally reprehensible practice that has no place in civilized societies".

The UNICEF study, Adult Wars, Child Soldiers: Voices of Children Involved in Armed Conflict in the East Asia and Pacific Region, says that in addition to the large number of children still serving in armed groups in the region, there are many more former child soldiers in countries no longer facing conflict.

Bellamy said Adult Wars, Child Soldiers and other research carried out in recent years in East Asia "has clearly shown that thousands of children are still being recruited - often by force - into state- and non-state armies in the region. It is time for all parties to recognize this and to work together with UNICEF and other organizations that stand ready to help bring an end to this profound abuse of children's rights."

Based on interviews with 69 current and former child combatants from six countries (Cambodia, East Timor, Indonesia, Myanmar, Papua New Guinea and the Philippines), Adult Wars, Child Soldiers provides often moving first-hand accounts of their experiences.

" The voices of these children constitute a cry for help on behalf of all child soldiers, a cry that we cannot afford to ignore." Bellamy said. "They provide compelling evidence on why children must not be allowed to become combatants and why every effort needs to be made to ensure that those still serving are demobilized and reintegrated into society."

The study calls for the systematic demobilization of all child soldiers; provision of support for their reintegration, with an emphasis on access to education and vocational training; and strengthening the capacity for provision of appropriate psycho-social care and support for former combatants.

The children and young people interviewed for the study reported numerous abuses, including brutal training regimens, hard labour and severe punishments while serving in armed groups. Some said they had been forced to witness or commit atrocities, including rape and murder, while others spoke of seeing friends and family killed.

Nearly all of the 69 children interviewed were given weapons and served in an armed group as combatants. Thirty of those interviewed provided details about the type of fighting they had been involved in, while 14 said they had fought in so many battles they could "not remember" the exact number.

The average recruitment age of those interviewed was 13 years, while the youngest soldier interviewed was forcibly recruited at the age of 7. The1990 Convention on the Rights of the Child (CRC) set the legal minimum age for recruitment at 15, while an Optional Protocol to the CRC on armed conflict outlaws the involvement of children under age 18 in any hostilities and sets strict standards for the recruitment for those under 18.

But in order to be legally bound by the Optional Protocol, which entered into forcer in February 2002, countries need first to ratify it. In East Asia and Pacific, only the Philippines and Viet Nam have done so to date (Cambodia and Mongolia are in the process of ratifying).

Bellamy said ratifying the Optional Protocol "is a crucial first step to ending the recruitment of children for armed combat and their use as soldiers. UNICEF appeals to every country in this region and in the world to make ratification and implementation of this protocol a national priority."

The study said many children reported psycho-social disturbances, such as bad dreams and nightmares, both during their involvement with armed groups and after their return to civilian life. In some cases, the nightmares have recurred for years.

"I have seen several people killed in battles with Khmer Rouge soldiers," said Visna, who was recruited when he was 12. "I remember the terror that grabbed me from out of the jungle when I could not see the enemy but could hear their voices. That fear sometimes visits me when I sleep at night."

The study noted that little is currently being done in the East Asia and Pacific region to address the psycho-social needs of such children, even in post-conflict situations.

"Successful disarmament and demobilization programmes serve to take the guns out of their hands, but we still be failing these children if do not find ways to reunite them with their families and communities and provide for their psycho-social care and recovery," Bellamy said.

The study also recommends:

Ratification of the Optional Protocol on Involvement of Children in Armed Conflict and other legal instruments relevant to the protection of children in armed conflict
Ensuring that national legislation is compatible with international standards;
Providing child rights, child protection and gender training for government military and non-state actors;

Identifying and promoting alternative non-violent ways for boys and girls to contribute meaningfully to the cause of their people and communities.

Developing prevention strategies to reduce the factors that make children vulnerable to "voluntary" recruitment.

Ensuring participation of children affected by armed conflict, including child soldiers, in all research, advocacy and programme planning activities.
For further information, please contact:

Mark Thomas, UNICEF EAPRO,
Office: (66 2) 356 9407
Home: (66 2) 661 5335
Mobile: (66 1) 866 1563

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venerdì, ottobre 25, 2002

Pensieri

Nel silenzio trovano spazi i mille pensieri che tacciono oppressi dal rumore.
Pensieri che sono sempre stati e pensieri che nascono al momento.
Pensieri veri.