venerdì, ottobre 18, 2002

No alla guerra

No alla guerra che uccide innocenti, no alla guerra che arrichisce i potenti, no alla guerra favorita dagli armatori, no alla guerra che non risolve i problemi, no alla guerra usata come espressione di forza, no alla guerra! Si alla pace perpetua.
A Roma i Nobel per la pace

Il 19 e il 20 ottobre si riuniranno in Campidoglio per la terza volta i Nobel per la pace. Come nei due meeting precedenti, al centro del dibattito sono le politiche mondiali e il futuro del pianeta. Tema di quest'anno, "Globalizzazione e sviluppo sostenibile. Il problema dell'emergenza acqua". Da Gorbaciov a Peres, da Arafat ad Annan, ognuno esprimerà le proprie posizioni sull'argomento. E' prevista anche una sessione straordinaria su "Superamento del militarismo unilaterale: risposta alle minacce alla sicurezza dell'umanità".

giovedì, ottobre 17, 2002

Nel mondo, più di 211 milioni di bambini sono costretti a lavorare

Per sensibilizzare l'opinione pubblica su questo fenomeno planetario, che colpisce soprattutto i paesi in via di sviluppo ma non risparmia neppure gli stati ricchi, il 12 giugno scorso a Ginevra, l'Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) ha preso l'iniziativa di una «prima giornata mondiale contro il lavoro minorile».
Spesso, si dà dell'infanzia un'immagine che occulta la realtà vissuta dai bambini. Una realtà che in molti paesi somiglia tuttora agli incubi descritti nel XIX secolo, nei loro allucinanti romanzi, da autori quali Charles Dickens, Edmondo De Amicis, Victor Hugo.

La globalizzazione liberista non ha davvero risolto nulla. Di fatto, «in un mondo in cui la libera circolazione dei capitali e delle merci è ormai assicurata, le industrie dei paesi del Sud possono mantenere il loro posto sul mercato solo puntando al massimo sull'unico fattore che consente loro di rimanere largamente competitive: il basso costo della forza lavoro». Senza il lavoro dei minori, sensibilmente meno remunerati degli adulti, molti paesi perderebbero la loro competitività, con il conseguente tracollo delle esportazioni e un calo drammatico delle loro entrate in valuta.

Le multinazionali non sono le ultime a trarre benefici da questo sfruttamento minorile. Se ne avvantaggiano ad esempio quelle del tabacco (Philip Morris, Altadis), delle banane (Chiquita, Del Monte), o del cacao (Cargill). Nel Malawi, ad esempio, ove l'industria del tabacco è il primo datore di lavoro, decine di migliaia di bambini sono sfruttati nella raccolta e nell'essiccazione delle foglie di tabacco. In Ecuador, bambini di 7-8 anni lavorano nei campi di banane dodici ore al giorno. In Costa d'Avorio, primo produttore mondiale di cacao, migliaia di bambini schiavi sarebbero costretti a lavorare nelle piantagioni. Il fenomeno dei bambini schiavi e il traffico di cui sono oggetto è finito sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo nell'aprile 2001, in seguito alla scoperta di una nave partita dal Benin, che batteva bandiera nigeriana - l'Etireno - con a bordo varie decine di bambini destinati a essere venduti come schiavi nel Gabon. Secondo il Fondo delle Nazioni unite per l'infanzia (Unicef), più di 200.000 bambini e adolescenti, vittime di questi traffici, sarebbero venduti e comprati nell'Africa centrale e occidentale.

Persino nei paesi ricchi, quasi 2 milioni e mezzo di bambini di età inferiore a 15 anni - ai quali si devono aggiungere 11,5 milioni di adolescenti tra i 15 e i 17 anni - lavorano, in condizioni spesso faticosissime e molto rischiose, nell'agricoltura, nell'edilizia, nelle fabbriche tessili e nei calzaturifici: 120.000 negli Stati uniti, 200.000 in Spagna, 400.000 in Italia e oltre due milioni in Gran Bretagna. Per affrontare questa drammatica realtà, a 12 anni dal Vertice mondiale per l'infanzia organizzato dalle Nazioni unite nel settembre 1990 a New York, un nuovo Vertice per l'infanzia si è tenuto nel maggio scorso, presso la sede dell'Onu, con la partecipazione di circa 500 ragazzi venuti da oltre cento paesi. Kofi Annan ha aperto i lavori con una constatazione severa: «In fatto di tutela dei diritti essenziali dell'infanzia abbiamo miseramente fallito».
Bisogna dire che le cifre sono agghiaccianti. Oltre mezzo miliardo di minori vivono con meno di un euro al giorno. I bambini sono i più duramente colpiti dalla miseria, di cui porteranno per tutta la vita le conseguenze psicologiche e fisiche. Più di 100 milioni di bambini non sono mai andati a scuola, a causa dell'indigenza o perché vittime di discriminazioni. E sono 121 milioni i bambini di meno di cinque anni che muoiono ogni anno. Questo vuol dire che ogni giorno muoiono 30.000 bambini. Uno ogni tre secondi... Tra il 1990 e il 2000, in conseguenza dei conflitti armati, più di un milione di bambini hanno perso i genitori o sono stati separati dalle famiglie; e oltre 300.000 sono stati reclutati come soldati. Più di due milioni sono stati massacrati nelle guerre civili, più di 6 milioni hanno subito ferite o mutilazioni o sono handicappati a vita; 12 milioni sono stati privati di un tetto, e circa 20 milioni sono stati cacciati dalle loro case.
Come se non bastasse, ogni anno più di 700.000 bambini sono vittime del traffico di esseri umani, trattenuti contro la loro volontà in condizioni di schiavitù, a causa, secondo l'Onu, «della domanda di manodopera a buon mercato, e di quella, in crescita, di bambine e bambini per il commercio sessuale».
Penosa è soprattutto la sorte delle bambine, che sono oggetto di tutte le discriminazioni. Su un centinaio di milioni di minori non scolarizzati nel mondo, le bambine sono 60 milioni. Si valuta che da 60 a 100 milioni di bambine vengono uccise allo stato fetale o dopo la nascita, o sono vittime di malnutrizione e mancanza di cure a motivo del loro sesso. Tra i minori addetti ai servizi domestici - in maggioranza rispetto ad altri tipi di lavoro - più del 90% sono bambine tra i 12 e i 17 anni. In talune regioni dell'Africa e dell'Asia, il tasso di sieropositività delle bambine al virus dell'Aids è cinque volte maggiore di quello dei maschi.

Davanti a un tale scandalo, riascoltiamo il grido lanciato con voce ferma, a nome di tutti i bambini sfruttati del mondo, da una tredicenne boliviana, Gabriela Azurdy. Nel maggio scorso all'Onu, davanti a 70 capi di stato e centinaia di ministri di 189 paesi, Gabriela ha detto: «Noi siamo le vittime di sfruttamento e di abusi di ogni genere.
Siamo i bambini di strada, i bambini in guerra, gli orfani dell'Aids, siamo le vittime, e le nostre voci non trovano ascolto. Tutto questo deve finire! Vogliamo un mondo degno di noi ...». Ignacio Ramonet, Le Monde diplomatique – Luglio 2002

EMIGRAZIONE NOTIZIE
A CURA DI RITA RICCIO

giovedì, ottobre 10, 2002

LETTERA DI GINO STRADA: "UNO STRACCIO DI PACE"

Cari amici,
"Fuori l'Italia dalla guerra", firmato ormai da oltre duecentomila persone, non è più soltanto un appello, ma diventa una iniziativa per sensibilizzare i cittadini, le
famiglie italiane. Siamo convinti - e ne abbiamo ogni giorno nuove conferme - che la grande maggioranza dei nostri concittadini sia contraria alla guerra, in particolare alla nuova guerra contro l'Iraq che è ormai all'orizzonte. Per rendere visibile questa "opinione pubblica" che crediamo trascurata e oscurata da molti giornali e televisioni, chiediamo un gesto, una testimonianza: appendere stracci bianchi, bandiere di pace, alle finestre e ai balconi delle nostre case e dei luoghi di lavoro ma anche annodare un piccolo straccetto bianco al polso, alla borsetta, allo zaino, alla bicicletta, al guinzaglio del cane: ovunque sia visibile. Uno straccio di pace è un modo semplice per far sapere che vogliamo trovare nuove forme di stare insieme, nuovi modi per risolvere i problemi che non siano la
violenza, il terrorismo, la guerra. Dobbiamo vincere una sorta di pudore, di timidezza, e dobbiamo credere che sia possibile: se i duecentomila che hanno firmato l'appello di Emergency - e ogni giorno diecimila persone si aggiungono all'elenco - esponessero uno straccio di pace - la cosa non potrebbe più essere ignorata o censurata.
Duecentomila stracci di pace potrebbero addirittura rappresentare una massa critica capace di innescare una reazione a catena.
E' una scommessa difficile, ma non dobbiamo perderla. O riusciamo a tenere "Fuori l'Italia dalla guerra" o non sarà possibile neppure tenere la guerra fuori
dall'Italia. E' un impegno che vi chiediamo, è la prima di tante iniziative che, insieme con altre organizzazioni, vi proporremo per i prossimi mesi.
Tenere l'Italia fuori dalla guerra è davvero nelle nostre mani. Buon lavoro a tutti noi.

Gino Strada
www.emergency.it

martedì, ottobre 08, 2002

DISOBBEDIENTI PER COSTITUZIONE: MODIFICARE LA "CARTA" PER DIFENDERLA

Il diritto di disobbedire ai governanti in caso di mancata e palese violazione degli stessi principi sanciti dalla Costituzione. È quanto propone la deputata Elettra Deiana in una proposta di legge presentata alla Camera. Una modifica dell'articolo 54 che permetta di esercitare il diritto all'obiezione di coscienza nel pieno rispetto della legge e di opporsi così più efficacemente ad abusi di potere, come nel caso della 'Bossi-Fini' o della partecipazione italiana ad un futuro attacco all'Iraq.
Missile israeliano sulla folla

Ancora morti e morti innocenti. E' l'ennesimo fatto di cronaca che vede coinvolti civili. E' la morte della politica o più semplicemente il trionfo dei violenti?
GIORNATA EUROPEA DELLE PERSONE DISABILI

La Commissione europea ed il Forum europeo sulla disabilita', per celebrare la Giornata europea delle persone disabili che ha luogo il 3 dicembre di ogni anno, stanno organizzando il concorso:

"Hai tra i 10 e i 15 anni? Come cambieresti il mondo perche' sia a misura delle persone con disabilita'? Illustra il tuo progetto con un disegno".

Il termine ultimo per il ricevimento delle candidature e' il 15 ottobre 2002.

Maggiori info:
http://www.eddp.org/eddp/competition/comp_cont.jsp?lang=6

lunedì, ottobre 07, 2002

Trenta ore per la vita: stop alla solidarietà

Mediaset ha sospeso la trasmissione condotta da Lorella Cuccarini Trenta ore per la vita. Un appuntamento che da otto anni coinvolgeva i telespettatori nella raccolta di fondi a favore di associazioni terze per poter realizzare i loro progetti di solidarietà.
Grazie al sostegno dei donatori e a quello di sponsor pubblici e privati, Trenta ore per la vita ha raccolto in totale oltre 73 milioni di euro, serviti a sostenere 550 progetti a favore di 25 associazioni, tra cui l’Aism (Associazione italiana sclerosi multipla), l’Ail (Associazione italiana leucemie e linfomi), la Lega italiana per la lotta contro i tumori, l’Assofa (Associazione di solidarietà familiari).
Ma l’iniziativa deve comunque andare avanti, anche senza l’appoggio dei riflettori. “Trenta ore per la vita", può contare su un sito Internet e su un rapporto ormai consolidato con i donatori, che sono stati finora 1.300.000, dei quali quasi la metà abituali.
Il lavoro procederà: l’associazione è attiva tutto l’anno e continua a cercare visibilità tramite giornali, radio e Tv locali.
Per capire il significato di "Trenta ore per la vita", al di là delle cifre, basta visitare il sul sito Trenta Ore.
BuonBlog a tutti!
Un inizio banale per una blog speciale. Da piccolo avrei voluto fare il poeta e lo scrittore; poi ho dovuto fare i conti con la mera realtà e più importante è divenuta la questione della sopravvivenza. Niente è ancora perduto. Oggi per esempio do vita a questo blog che spero diventi il punto di incontro per riflessioni collettive su tutti i temi che interessano l'uomo. Nessuna censura, sempre rimanendo nella legalità, nessun pregiudizio.
Grazie per l'attenzione.